Guardate la vostra gravel.
Poi guardate quella di cinque anni fa.
Stesso nome. Bicicletta completamente diversa.
C'è una sola cosa che definisce il 2026, e sta sotto di voi. Le gomme.
Passaggi ruota che qualche anno fa sembravano eccessivi oggi sono diventati sempre più comuni, soprattutto sulle bici con intenzioni da gara.
E non è una questione di comodità:
i costruttori hanno capito che le gomme più larghe non migliorano solo il comfort, ma danno più grip, minore resistenza al rotolamento sul terreno sconnesso e più fiducia quando la velocità sale nel tecnico.
Fermiamoci su quella parola. Fiducia.
Perché è qui che sta la vera rivoluzione. Per anni le gravel sono nate come bici da strada corrette. Oggi
i costruttori, invece di partire dalla bici da strada con una geometria aggressiva, privilegiano sempre più la stabilità, permettendo al ciclista di mantenere medie più alte sul rotto perché la bici è più facile da controllare. Avancorsa più lunga, geometrie di sterzo attentamente bilanciate e maggiore passaggio ruota si combinano per produrre bici che restano calme sul terreno difficile senza sacrificare la reattività sull'asfalto liscio.
E la calma, alla fine, è velocità.
Non è teoria.
Le gravel da gara sono cresciute: invece di limitarsi ad adattare bici da ciclocross o piattaforme endurance da strada, i costruttori progettano ormai macchine dedicate, più veloci perché più stabili e più versatili che mai.
L'aerodinamica c'è ancora, ma con misura.
Cockpit integrati, profili di telaio più puliti e soluzioni di storage ben pensate stanno diventando sempre più comuni, soprattutto sulle bici da gara, dove i guadagni marginali si sommano nelle prove lunghe.
E poi c'è l'elettronica.
Il sorpasso è ormai netto: Shimano ha digitalizzato XTR, XT, Deore e 105, SRAM offre opzioni wireless anche su Apex, mentre Campagnolo resta l'unica big a mantenere gruppi meccanici premium. E le 13 velocità accelerano la loro diffusione.
Il deragliatore anteriore, nel gravel, è un ricordo.
Ma per noi cicloamatori la notizia più bella è un'altra: la tecnologia sta scendendo di prezzo.
Lo storage integrato nel tubo obliquo è ormai standard anche sui telai in alluminio.
Una nota controcorrente, però.
Nonostante il gravel attinga a piene mani dalla tecnologia della mountain bike, le forcelle ammortizzate restano una rarità: alla Traka 560 solo Rob Britton ha corso con una forcella a sospensione, e le bici ammortizzate erano quasi assenti sia tra i professionisti sia tra i cicloamatori.
Il gravel resta figlio della strada. Rigido, essenziale, onesto.
E adesso... one more thing.
Trentadue pollici.
Sì, avete letto bene.
Non è più una provocazione da salone
: il Pterodattilo Singolare è
la prima 32" di produzione arrivata sui banchi prova,
con una geometria "corretta" per compensare la maneggevolezza e sfruttare le proprietà innate delle ruote grandi sul terreno rotto
Restano dubbi seri:
la nuova misura favorirà esclusivamente i ciclisti alti, e il suo futuro nelle gare omologate UCI non è chiaro.
Ma noi non corriamo per l'UCI. Noi corriamo per la curiosità.
E la curiosità, da sempre, è la cosa che fa girare le ruote.
Qualunque sia il loro diametro.
Fonti: BikeRadar, The trends that defined gravel bikes in 2026 (24 agosto 2026) · GRAVELNEWS, Le tendenze del 2026 · GRAVELNEWS, Quattro tendenze da Girona — Traka 2026 (7 maggio 2026) · Ciclonline, Migliori Bici Gravel 2026